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METODO

Ogni insegnante (che sia di una materia scolastica, musica, sport o arte marziale) ha il suo metodo di insegnamento che deriva dalla sua personale esperienza in quell'ambito.

Capita di vedere Maestri di TaeKwon-Do che insegnano la stessa tecnica in modi dif-

-ferenti; questo perché ognuno ha perfezionato quella tecnica percorrendo la propria strada. E' anche possibile che lo stesso Maestro debba spiegare la medesima tecnica in due modi differenti ad allievi diversi.

Non abbiamo la pretesa di spacciare il nostro metodo come il migliore, ma ci teniamo a sottolineare che si basa su anni di esperienza nell'allenamento delle arti marziali; queste ultime sono nate secoli addietro, proprio per la necessità di difendersi, si sono evolute nel corso della storia, fino ad arrivare ai giorni nostri dove la loro efficacia è innegabile.



Il M° Massimiliano con il suo allievo Giovanni: gli attacchi non sono stati programmati ma vengono portati a sorpresa per simulare le condizioni più reali possibili.

Le discipline che compongono il nostro bagaglio tecnico sono fondamentalmente:

  • TaeKwon-Do
  • Karate
  • Ju-Jitsu
  • Judo
  • Kyusho Jitsu

Le prime due sono caratterizzate da tecniche di parata e percossa effettuate con diverse parti del corpo (mani, piedi, gambe, ginocchia, braccia, gomiti…) e possono essere considerate “concettualmente” molto simili.

Le tecniche del Ju-Jitsu e del  Judo permettono di utilizzare a proprio vantaggio la forza dell’avversario; questo è possibile attraverso l'utilizzo di leve articolari, sbilanciamenti, proiezioni a terra ed immobilizzazioni.

Il Kyusho Jitsu è una disciplina complementare che permette di individuare i punti sensibili del corpo umano, permettendo così la massima efficacia anche a chi non è dotato di grande forza.
Non potendo diventare esperti in ogni singola arte (anche perché occorrerebbero molti anni per riuscire a farlo) la A.K.S.D. miscela i sistemi di combattimento delle diverse arti marziali, fornendo così un ampio bagaglio tecnico. Studiando e mettendo in pratica tutte le tecniche, col tempo, in ogni individuo avverà una sorta di selezione naturale in base alle proprie peculiarità, ovvero svilupperà un proprio stile in base alle relative caratteristiche psicofisiche.

Avere a disposizione il bagaglio tecnico di arti marziali simili ma con differenti caratteristiche garantisce una sufficiente adattabilità a patto di eseguire un addestramento serio ed appassionato.

Ma come espresso nel significato stesso di "autodifesa", la tecnica non è sufficiente se non accompagnata da un corretto atteggiamento (da parte dell'istruttore e dell'atleta).

In una attività così delicata come l'allenamento all'autodifesa, una buona pratica è vincolata alla serietà con cui chi si allena segue i consigli dell'istruttore, dalla passione che l'istruttore mette nell'insegnamento e dal reciproco rispetto che allievi e istruttori devono mostrare in ogni occasione. Durante l'allenamento è necessario essere rilassati ma molto concentrati; l'esperienza ci insegna che eseguire tecniche potenzialmente pericolose "per gioco" è il modo più facile per farsi male o farlo al compagno di allenamento. La AKSD garantisce un atteggiamento professionale dei suoi istruttori perché ciò che li muove è la passione per l'insegnamento e la voglia di trasmettere quel senso di sicurezza personale che deriva da una sana pratica. Gli istruttori non sono, né tanto meno si sentono, dei "super-uomini" ma semplici persone con cognizioni tecniche ed esperienza da condividere.









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